Luca Petrone

Tafferugli fuori le sedi RAI: arriva la replica di Mara Venier

Nella giornata di ieri abbiamo assistito a diversi presidii organizzati fuori alle sedi della Rai in supporto di una narrativa meno univocamente schierata verso Israele e per una informazione libera che coinvolgesse anche le condizioni dei civili palestinesi. In un contesto in cui il regime Israeliano è correntemente sotto processo per plausibile genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia, i protestanti hanno mostrato dissenso verso il comunicato scritto, e poi fatto divulgare da altri a Domenica In, da Roberto Sergio, attualmente amministratore delegato della società del servizio pubblico radiofonico e televisivo Italiano.

Il comunicato ha sottolineato come i telegiornali della Rai fossero impegnati nel riportare le notizie sugli ostaggi Israeliani e delle vittime del 7 Ottobre. A detta dell’opinione pubblica, una dichiarazione del genere, non solo è pericolosa, in quanto non da spazio ad altri avvenimenti tragici che, indipendentemente dalla loro rappresentazione in televisione, stanno accadendo, ma perché è anche una totale ammissione di allineamento con le politiche di guerra. Inoltre, mandare un messaggio del genere e facendolo passare come opinione universalmente accettata presso la Rai, subito dopo che Ghali aveva utilizzato la parola “genocidio” per descrivere cosa sta avvenendo a Gaza, è una censura di questa affermazione.

Insomma, i presidii si sono tenuti in diverse città italiane come Napoli, Torino, Firenze, dove diversi centri sociali, laboratori politici, comitati e rappresentanti di partiti si sono uniti per denunciare l’informazione unicamente filo-israeliana e, di conseguenza, la negazione del genocidio possibilmente in atto. Ci teniamo a dire che questa è la risposta della Corte Internazionale di Giustizia, non necessariamente una opinione di valore prettamente individuale. Queste proteste pro-Palestina hanno scatenato scontri e tensioni. A Napoli, la polizia in tenuta antisommossa ha risposto con manganelli quando i manifestanti si sono avvicinati ai cancelli della Rai, risultando in almeno quattro feriti, inclusi un fotoreporter.

La richiesta di una presa di posizione nel TgR Rai e un incontro formale con la dirigenza Rai Campania è stata sottolineata da molti partecipanti, tra cui Mimì Ercolano di SiCobas e Matteo Giardiello di Potere al Popolo. Nonostante una delegazione di studenti italo-palestinesi sia stata ricevuta in Rai, le tensioni sono rimaste elevate.

A Torino, circa 600 persone si sono ritrovate davanti alla sede della Rai in Via Verdi, al suono dei cori di “Vergogna, vergogna”. Durante il presidio, che coincideva con la consegna delle chiavi del palazzo di via Cernaia a una nuova proprietà o gestione, i dipendenti della Rai hanno espresso la loro inquietudine davanti a queste proteste. Questo suggerisce che potrebbero essere preoccupati per questioni come la sicurezza del lavoro, il futuro occupazionale o possibili cambiamenti organizzativi legati a una nuova proprietà o gestione del palazzo in cui opera la Rai a Torino. Anche qui la polizia ha caricato la folla e identificato più di 10 persone. A Firenze, invece, fortunatamente, non si riportano scontri.

La risposta di Mara Venier, la conduttrice che ha letto il mandato in diretta, è stata rilasciata al Corriere della Sera e finisce con “Forse qualcuno non è d’accordo con la condanna del massacro del 7 Ottobre? Certo, doveroso ricordare anche le vittime innocenti di Gaza.” In molti hanno sottolineato il diverso uso delle parole nelle considerazioni della Venier, che ha definito “massacro” quello perpetrato da Hamas, utilizzando un registro molto più vago e indefinito per le azioni dei militari Israeliani. Ancora una volta, la narrativa sembra non smentirsi. La Venier si difende anche dall’accusa di censura, in un post dove non vi è possibilità di commentare.