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Pasquale Arrichiello

Rifiuti elettronici, dove vanno a finire? L’ambiente è in difficoltà

Il mondo della tecnologia avanza ad una velocità incredibile, così tanto che noi stessi abbiamo perso il conto dei modelli che hanno prodotto le case più importanti come Apple, Samsung, Huawei, Google e così via. Un fenomeno di cui, sicuramente, vi siete accorti tutti, è il consumismo sempre più alto. Un telefono non dura più come una volta, anzi, è sempre più normale che con l’avvento di un nuovo modello, vi sia un cambio del proprio dispositivo, anche se perfettamente funzionante.

Ad incrementare tutto questo, vi sono le nuove strategie di marketing delle grande imprese che hanno capito che il maggior profitto viene dall’indebitare i propri clienti rispetto alla vendita dei propri prodotti. In che senso? Beh, pensateci.

Molto spesso, ormai, i telefoni vengono comprati insieme a piani tariffari o, comunque, venendo pagati a rate, dove la compagnia che vi offre questo servizio guadagna anche la percentuale di interessi sulla spesa del cliente.

Con l’uscita di nuovi modelli, queste compagnie offrono sconti e offerte per far sì che il cliente possa, per una piccola somma in più, avere un telefonino di ultima generazione. Alla tentazione, molto allettante, soprattutto se viene presentata con soltanto la differenza di prezzo che si andrebbe a pagare di più, il cliente medio accetterà sempre.

Adesso, ci sono due domande importanti da farsi. La prima è, ma negli anni, una rata alla volta, per quanti prodotti che hai soltanto avuto “in prestito” hai pagato senza possederne mai uno davvero, nonostante abbia pagato il suo prezzo e anche di più? E la seconda, una domanda scomoda, che nessuno si fa: ma tutti questi telefoni, dove vanno a finire?

Un esperto delle Nazioni Unite ha annunciato che in un solo anno sono state registrate 62 milioni di tonnellate di telefoni e dispositivi elettronici. Tutto questo spreco dovrebbe aumentare di un terzo entro il 2030.

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I rifiuti elettronici sono una vera seccatura, poiché sono difficili da smaltire in quanto spesso contengono additivi tossici e sostanze pericolose come il mercurio, per esempio, rendendo il prodotto dannoso sia per le persone che vi sono in contatto sia per l’ambiente in cui dovrebbe, poi, essere smaltito.

Nell’ultimo rapporto dell’ONU in merito, si parla di come questo incremento così esponenziale (dal 2010 al 2022 si è visto un aumento dell’82% dei rifiuti) sia dovuto al fatto che sempre più dispositivi sono difficili da riparare e che, ormai, molti telefonini, in realtà, sono creati con una aspettativa di vita molto bassa, proprio perché il mercato punta, ormai, non sul numero delle vendite dei prodotti, ma sul come trattenere un cliente per più tempo possibile offrendo sempre l’ultima novità disponibile.

Questo sistema ha creato un incredibile livello di rifiuti che sono estremamente difficili da smaltire e per i quali, purtroppo, non esistono neanche abbastanza infrastrutture di smaltimento. Il risultato di tutto ciò è tragico, si prevede che per il 2030 si raggiungeranno le 82 mila tonnellate di rifiuti elettronici e che, prima o poi, raggiungeranno l’oceano, dopo aver occupato grandi vastità di terre. Ciò significa che gli animali entreranno a contatto con sostanze tossiche dannose per noi ma che, con molta probabilità, ritroveremo sempre di più nella nostra dieta.

rifiuti elettronici-Foto: Pinterest.it
rifiuti elettronici-Foto: Pinterest.it

Purtroppo, anche i dispositivi elettronici con finalità di sostegno ambientale sono parte di questi rifiuti. Circa 600.000 tonnellate di pannelli solari sono stati registrati tra i rifiuti elettronici del 2022.

Dunque, ci troviamo davvero davanti ad un bivio qui. Come possiamo continuare ad avanzare tecnologicamente senza prendere in considerazione le capacità ambientali? Essere ecosostenibili, non significa forse essere capaci di creare un immaginario nuovo in cui le priorità sono diverse? O ci basta che la novità sia consumi meno risorse non sostenibili, senza preoccuparci di dove tutto il materiale, ormai obsoleto, finisca?

Nel 2024 è importante pensare alla questione ambientale come anche una questione socio-economica e riconoscere le sue complessità, in modo meno superficiale di come sia stato fatto finora.