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Pasquale Arrichiello

La sentenza della Corte europea contro la Svizzera, accusata di non rispettare gli obiettivi climatici imposti dalle autorità

Una sentenza storica è stata emessa: per la prima volta, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto responsabile un’autorità statale per l’inazione riguardo al cambiamento climatico. La Corte di Strasburgo ha condannato la Svizzera per non aver adempiuto ai suoi obblighi climatici e per non aver protetto i suoi cittadini dai gravi impatti negativi del cambiamento climatico sulla loro vita, salute, benessere e qualità della vita. Nel seguente articolo ci occuperemo proprio di questi importanti temi e della forte decisione giunta dall’Unione Europea, che molti ritengono essere il primo passo nella lotta contro il clima.

La decisione della Corte europea

In una storica decisione giuridica ambientale, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una condanna senza precedenti nei confronti della Svizzera per la sua inerzia sul fronte climatico. Questo verdetto, pronunciato martedì 9 aprile, stabilirà un nuovo standard per i 46 Stati membri che riconoscono la giurisdizione della Corte. La Svizzera è stata portata in tribunale da un collettivo di 2.500 donne anziane, che hanno denunciato gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici sulla loro salute.

Il collettivo di 2.500 donne anziane ha presentato un’azione legale contro le autorità nazionali svizzere per non aver preso misure sufficienti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico nel paese alpino. Ma, contemporaneamente, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto le richieste di azioni climatiche avanzate da un gruppo di giovani portoghesi contro il governo di Lisbona e da un ex sindaco di una città nell’Hauts-de-France contro il governo di Parigi, ritenendole inammissibili.

La decisione della corte apre un precedente?

La decisione sulla Svizzera potrebbe segnare un momento storico per i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, analogamente all’allarme lanciato dall’Agenzia europea per il clima per il mese di marzo più caldo di sempre. La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), con sedici voti a uno, ha stabilito che vi è stata una violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo articolo garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Secondo i giudici di Strasburgo, tale articolo comprende il diritto a una protezione effettiva da parte delle autorità statali contro i gravi effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla vita, sulla salute, sul benessere e sulla qualità della vita.

La sentenza ha messo in luce “carenze critiche” nel processo di sviluppo del quadro normativo nazionale, compresa l’incapacità delle autorità svizzere di quantificare i limiti nazionali di emissione di gas serra attraverso un bilancio del carbonio o altri mezzi. I giudici hanno anche evidenziato la mancata aderenza della Repubblica Federale agli obiettivi precedentemente stabiliti per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Il particolare caso portoghese

La situazione è stata diversa per i sei giovani portoghesi che hanno denunciato l’inazione del loro paese e di altri 32 in merito al cambiamento climatico. Il presidente della Corte, Siofra O’Leary, ha spiegato che poiché i ricorrenti non hanno esaurito i ricorsi disponibili in Portogallo, le loro richieste non soddisfacevano i requisiti di ricevibilità. Lo stesso esito è stato riservato all’ex sindaco francese, Damien Carême, attuale eurodeputato a Bruxelles del Partito Ecologista Francese, che aveva intentato una causa contro Parigi: la CEDU ha dichiarato il ricorso irricevibile poiché Carême non aveva lo status di vittima ai sensi della Convenzione.

Durante la conferenza stampa giornaliera, la Commissione europea ha dichiarato di “prendere atto” delle sentenze sulla questione climatica pronunciate dalla CEDU e di impegnarsi pienamente per garantire l’attuazione completa del Green Deal e degli accordi di Parigi. Tim McPhie, portavoce responsabile per il clima, ha assicurato che l’esecutivo dell’UE “esaminerà attentamente le sentenze”. Riguardo alla causa dei giovani portoghesi contro Lisbona e altri 32 paesi, McPhie ha precisato che la Commissione europea non era coinvolta direttamente, ma ha chiesto il permesso alla Corte di intervenire a nome dell’UE, partecipando quindi alle udienze. Ha sottolineato che le ambiziose misure dell’UE per contrastare il cambiamento climatico sono adottate nell’ottica di solidarietà tra le generazioni e nel rispetto degli obblighi internazionali.