Luca Petrone

L’inquinamento luminoso, perché è così grave?

Come abbiamo imparato grazie a diverse risorse e fonti di insegnamento, che specialmente negli ultimi decenni hanno lasciato molto spazio all’argomento dell’inquinamento, ve ne sono di diversi tipi. Inquinamento acustico… inquinamento luminoso!

Due tipi di danneggiamento dell’ecosistema che spesso passano inosservati alle persone che vivono in città o che sono abituate al caos della vita “moderna” tipicamente occidentale. In realtà, questi tipi di inquinamento sono molto subdoli e hanno effetti negativi su molti equilibri naturali, sia per le persone che per gli animali, il cui habitat viene sempre più invaso dalle nostre esigenze espansionistiche e consumistiche, risultando, nel peggiore dei casi, anche all’estinzione o all’immigrazione completa di alcune specie, che non riescono più a vivere.

astronomia-Yuting Gao-Pexels.com

Per esempio, ci sono molte specie di uccelli migratori che si affidano alle selle per orientarsi quando viaggiano di notte, in questi casi, per via delle così tante luci artificiali, possono perdersi o imbattersi in ostacoli come edifici o altri tipi di strutture. Molti sono anche gli insetti notturni, come le falene, che sono attratte dalla luce, e nel momento in cui ve n’é troppa si può finire in una vera e propria “epidemia”. Anche le tartarughe marine sono messe in pericolo dalla troppa illuminazione, poiché si affidano alla luce naturale per orientarsi verso il mare aperto dopo la schiusa delle uova sulle spiagge. Nel momento in cui seguissero una luca artificiale, potrebbero finire invece nella direzione opposta, quindi nell’entroterra, dove sono chiaramente a rischio di imbattersi in altri animali o addirittura finire a contatto con la nostra civiltà. Insomma, qualcosa di totalmente diverso rispetto a cosa necessitano i cuccioli appena nati.

Tutto questo per dire, che il problema dell’inquinamento luminoso è una questione sempre più pressante non soltanto per gli astronomi e chi lavora in quel campo, ma per l’intera collettività umana e animale. L’immensa diffusione della tecnologia LED ha innescato un incremento veramente vertiginoso nell’intensità delle luci artificiali e tutti gli effetti negativi sui molteplici processi biologici e per l’ambiente complessivamente.

Una recente ricerca condotta da esperti nel campo dell’astronomia che lavorano agli osservatori cileni, hanno parlato molto di questa tematica ed in particolare sull’impatto che ha sui siti destinati all’osservazione astronomica, come il parco nazionale di Fray Jorge o l’osservatorio di Las Campanas. Gli studi condotti evidenziano in particolare l’aumento della luminosita del cielo notturno, principalmente dovuto all’illuminazione artificiale proveniente dalle città circostanti.

inquinamento luminario-Martin Damboldt-Pexels.com

Tale impatto è particolarmente evidente nelle metropoli più grandi, dove l’inquinamento luminoso ha raggiunto livelli così alti da aver compromesso drasticamente la visibilità della Via Lattea.

Anche in Italia, la situazione non offre uno scenario migliore. Nonostante sporadici tentativi di contrastare l’inquinamento luminoso, manca una rete coordinata per monitorare efficacemente e contrastare questo fenomeno. Le informazioni quantitative a lungo termine sulla qualità del cielo notturno sono limitate e le condizioni di osservazione sono ulteriormente pregiudicate dalla crescente presenza di satelliti artificiali in orbita terrestre.

Nonostante stia diventando sempre più difficile, gli esperti dell’astronomia ritengono che investire nelle osservazioni astronomiche da terra sia di vitale importanza e che è quindi necessario sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di ridurre l’inquinamento luminoso. Bisogna cambiare il modo in cui ci approcciamo sia all’illuminazione pubblica che privata, solo così si può provare a preservare i futuri cieli stellati. La soluzione potrebbe non risiedere tanto nella riduzione dell’illuminazione, quanto piuttosto nell’adozione di sistemi di illuminazione più efficienti ed uniformi, evitando il dilagare di luci superflue.

In ogni caso, per vedere le stelle in Italia vi sono ancora posti dove è possibile riuscirci. I migliori sono: Ossana in Trentino, Isole Eolie in Sicilia, Saint-Barthélemy in Valle d’Aosta, il Rifugio Col Gallina nel Veneto, il Monte Argentera in Piemonte, l’Osservatorio di Campo Imperatore in Abruzzo, il Monte Cimone in Emilia-Romagna, l’Osservatorio Astronomico del Parco Antola in Liguria, Civitella Paganico in Toscana e il planetario di Milano in Lombardia