calcolo impronta ecologica

Roberto Rais

Come calcolare la tua impronta ecologica

Qualsiasi nostra azione ha un impatto sull’ambiente e questo impatto – comunemente chiamato “impronta ecologica” – può essere calcolato attraverso una serie di strumenti che ci permettono di disporre di una migliore consapevolezza ecologica.

Per saperne di più, di seguito abbiamo voluto riassumere tutto ciò che bisogna conoscere sull’impronta ecologica: una sua definizione, alcuni spunti per migliorarla, un sito web che ti permetterà di calcolarla con precisione!

Cos’è l’impronta ecologica

Cominciamo dalle basi e definiamo l’impronta ecologica (o impronta ambientale) come un indicatore sviluppato dal Global Footprint Network per misurare l’impatto dell’uomo sull’ambiente, determinando la quantità di materie prime consumate e la quantità di sostanze nocive (come il gas serra) generate e rilasciate nell’atmosfera.

Insomma, più la nostra impronta ecologica è maggiore, più risorse stiamo utilizzando e più stiamo inquinando.

Come vedremo, in termini complessivi l’impronta ambientale viene calcolata in termini di numero di Terre, determinando quanto spazio è necessario per sostenere le nostre esigenze, considerato il nostro stile di vita.

Oltre che su scala planetaria, il calcolo dell’impronta ecologica può essere effettuato anche su scala individuale (persona) o nazionale (ad esempio, per l’Italia).

In ogni caso, il risultato a cui vogliamo arrivare con questo conteggio è semplice: capire quanto stiamo consumando in più rispetto a quanto le risorse dell’ambiente suggerirebbero, e come fare per diventare un po’ più virtuosi.

impronta di carbonio

Da cosa dipende la nostra impronta ecologica?

Ora che abbiamo capito che cos’è l’impronta ecologica, possiamo fare un piccolo passo in avanti e cercare di capire da che cosa dipende.

Per scoprirlo iniziamo con il comprendere che il nostro cibo, le nostre abitazioni (in termini di superficie ed energia), le nostre abitudini di consumo e le nostre modalità di trasporto preferite hanno tutte un impatto sull’ambiente. In altre parole, la nostra vita quotidiana inquina, e in parte lo fa perché non siamo consapevoli dell’impatto ambientale di alcune nostre scelte.

L’impronta ecologica è infatti il rapporto tra il consumo e la biocapacità, ovvero la capacità della Terra di produrre le risorse che le chiediamo, e se il nostro consumo richiede uno sfruttamento eccessivo delle risorse e dei rifiuti prodotti, le conseguenze sul pianeta e sui suoi meccanismi di rigenerazione delle risorse naturali e di assorbimento dei rifiuti saranno evidentemente nocive.

La differenza tra l’impronta ecologica e l’impronta di carbonio

Prima di procedere oltre riteniamo altresì molto importante sgombrare il campo da un equivoco terminologico molto frequente: l’impronta ecologica non deve essere confusa con l’impronta di carbonio.

Questi due metodi di calcolo hanno in comune la consapevolezza del proprio impatto ambientale (in particolare delle emissioni di CO2) e la necessità di avviare una vera e propria transizione energetica, ma le informazioni che erogano sono ben diverse:

  • l’impronta di carbonio è calcolata in termini di CO2 e quantifica le emissioni di gas serra di un individuo, di una popolazione o di un’attività;
  • l’impronta ecologica è invece calcolata in superficie (come il numero di Terre) e misura la superficie necessaria per il consumo di un individuo, una popolazione o un’attività.

Chiaro, no?

Come calcolare l’impronta ambientale

Esistono diversi strumenti di calcolo dell’impronta ambientale, di norma sotto forma di questionario suddiviso in diverse parti: alimentazione, luogo di residenza, modalità di trasporto utilizzate, ecc.

In base alle risposte fornite, lo strumento prescelto determina le emissioni di gas serra generate da queste abitudini di consumo e suggerisce quindi alcune aree di miglioramento volte a promuovere la transizione verso uno stile di vita più ecologico.

Ne è un esempio molto il calcolatore del Global Footprint Network, che ci sottopone un percorso interattivo molto interessante, tutto in italiano.

Una volta avuto accesso alla sua pagina principale, clicca su Fai il primo passo e rispondi a tutte le domande che ti vengono proposte sulla dieta, sulla tua casa, sulle tue abitudini di viaggio.

Al termine, troverai alcuni risultati utili come il giorno del sovrasfruttamento della Terra, che indica il giorno in cui – se tutti avessero il tuo stile di vita – le risorse naturali e i servizi ecosistemici che la Terra può rinnovare nel corso di un anno avrebbero fine.

Troverai altresì il “fabbisogno di Terre”, ovvero il conteggio di quanti pianeti come il nostro l’umanità avrebbe bisogno se tutti avessero il tuo stile di vita.

Come ridurre la tua impronta ecologica

Ora, se hai risposto sinceramente alle domande del questionario, è molto probabile che il tuo sovrasfruttamento della Terra sia piuttosto notevole. Non c’è niente di cui stupirsi: sono le nostre abitudini di vita a portarci inconsapevolmente a sfruttare molte più risorse di quelle che la Terra è in grado di rigenerare.

Ma come fare per ridurre l’impronta ecologica?

Abbiamo cercato di riassumere alcuni utili accorgimenti nelle prossime righe.

impronta ecologica

Ottimizza gli spostamenti

È probabilmente il punto più importante, poiché è uno dei principali responsabili dell’impronta ecologica.  Il settore dei trasporti è infatti responsabile del 31% delle emissioni di gas serra dei principali Paesi europei e non sorprende che gli aerei e le auto diesel (o a benzina) siano le modalità di trasporto più inquinanti.

Di fronte a questa constatazione, è consigliabile cercare di muoversi in modo più intelligente, privilegiando magari la bicicletta, gli spostamenti a piedi e il trasporto pubblico. Se poi è impossibile lasciare l’auto in garage, allora il car pooling e l’auto elettrica sono alternative interessanti per limitare le emissioni di CO2.

Modera il consumo di energia

Cerca di ridurre l’impatto ambientale del riscaldamento e del raffreddamento della tua abitazione o del tuo ufficio. Secondo il WWF, ad esempio, le caldaie elettriche emettono da 10 a 12 volte più gas serra dei pannelli solari, degli impianti fotovoltaici o delle pompe di calore. Inoltre, il riscaldamento elettrico spreca 6 volte più energia di una pompa di calore.

Per ridurre i propri consumi energetici, installa nuove apparecchiature privilegiando l’uso di energie rinnovabili. In ogni caso, ricorda che la temperatura delle stanze non utilizzate dovrebbe essere abbassata di 2 o 3 gradi (rispetto a quanto si fa oggi) e i soggiorni dovrebbero essere riscaldati a non più di 21 gradi.

Non trascurare nemmeno il consumo di acqua: individualmente consumiamo l’equivalente di 150 litri d’acqua al giorno (tra lavatrice, doccia, wc e lavastoviglie) e siamo certi che qualche attenzione in più potrà ridurre sensibilmente tale consumo. Per esempio, usa l’acqua in modo saggio, evita di lasciare aperto il rubinetto quando ti lavi, preferisci la doccia al bagno, non far funzionare la lavatrice a vuoto.

Ricicla i rifiuti

Stando agli ultimi dati Eurostat, negli ultimi decenni il volume dei rifiuti è aumentato spaventosamente in Europa.

Cerca di contribuire a questa escalation offrendo una seconda vita ai rifiuti per evitare l’estrazione di nuove risorse naturali. Puoi preferire ad esempio l’uso di materiali riciclati e puoi acquistare meno, o farlo di seconda mano.

Prova nuove abitudini alimentari

In quasi tutti i Paesi occidentali l’impatto ambientale della nostra alimentazione rappresenta tra il 20 e il 50% dell’impronta ecologica. Per ridurre questa percentuale, proviamo a ripensare i nostri consumi su scala individuale.

Per esempio, gli alimenti con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” possono essere consumati qualche giorno dopo la data di scadenza. Prova anche a ridurre il consumo di carne per adottare una dieta in tutto o in parte vegetariana o vegana, dai la preferenza ai prodotti biologici, locali e di stagione.

Fai attenzione all’effetto rimbalzo

L’effetto rimbalzo (o paradosso di Jevons) è qualcosa di particolarmente fastidioso e che può vanificare i tuoi sforzi. Ma per quale motivo?

Nel caso di effetto rimbalzo diretto, gli sforzi compiuti portano in realtà a risultati disastrosi. È il caso, ad esempio, di un consumo eccessivo di un’alternativa inizialmente considerata migliore della soluzione iniziale.  L’esempio più famoso riguarda l’uso delle lampadine a LED: dato il loro basso impatto ambientale, i consumatori tendono a lasciarle accese in modo eccessivo. Il risultato è che questa negligenza vanifica tutti gli sforzi fatti, causando un impatto ancora più negativo del problema iniziale!

Nel caso di effetto rimbalzo indiretto, si adottano una serie di buone pratiche i cui risultati vengono poi totalmente annullati da una determinata azione. Si pensi, per esempio, agli sforzi sul consumo energetico quotidiano prima di acquistare un’auto diesel.

Insomma, non abbassare la guardia!