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Redazione WDD

Il ban su TikTok diventa legge in America, ma perché?

Grazie alla presenza dei social media, partendo dalla generazione dei Millenials, fino alla Gen X, sempre più persone sono esposte a narrative alternative e fonti di informazioni provenienti da risorse non mainstream. Ciò significa che piattaforme come Instagram, TikTok, Telegram, sono diventate la fonte di informazioni per tantissime persone che hanno realizzato lo stretto rapporto tra il potere vigente al momento e la narrazione degli eventi importanti che avvengono nel mondo.

L’accesso ad informazioni, altrimenti impossibili da trovare nei media televisivi o nella stampa, ha prodotto una rottura profonda nel rapporto di fiducia che un popolo ha con il proprio governo e con la realtà preconfezionata che viene venduta regolarmente. Grazie ai social, molte persone che non hanno mai avuto voce in un contesto, per esempio, occidentale, hanno potuto iniziare a raccontare la loro versione dei fatti e questo ha creato una vera e propria crisi di comunicazione e di informazione.

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La lotta sembra essere tra il racconto dei fatti “ufficiale” e quella delle persone effettivamente coinvolte. Insomma, sappiamo da sempre come funziona la propaganda e perché è pericoloso avere soltanto un punto di vista… dunque, i social hanno fatto proprio questo: creato una opposizione che non esisteva più.

Davanti a questa realtà, la paura di perdere il controllo dell’informazione, da parte di chi gestisce le notizie che ci arrivano nell’Occidente, è esponenzialmente cresciuta, soprattutto negli ultimi tempi, in relazione alle tensioni e i crimini avvenuti sul territorio di Gaza e Israele.

In questo contesto, il presidente Joe Biden ha firmato un disegno di legge sulla sicurezza che costringerebbe TikTok ad essere venduto dal suo proprietario ByteDance o di fronte a un possibile divieto nazionale, il CEO della piattaforma di social media Shou Zi Chew ha risposto dichiarando che non ha intenzione di andare da nessuna parte.
Poco dopo che il disegno di legge è diventato legge, Chew ha pubblicato un video su TikTok, dicendo che un divieto su Tik Tok è un divieto sulla voce degli utenti e di non lasciarsi confondere dalle parole dei politici, che dichiarano il contrario. Chew sostiene, infatti, che TikTok sia un ottimo mezzo di espressione delle proprie idee e che la libertà di parola dovrebbe essere uno dei principi fondanti della società Americana e che questo ban, di conseguenza, è una violazione di quest’ultimo.

Il disegno di legge firmato da Biden consente a ByteDance un periodo di nove mesi per vendere TikTok, con una possibile proroga di tre mesi se una vendita è vicina al raggiungimento ma non è stata ancora completata del tutto. La legge impedirebbe inoltre a ByteDance di controllare l’ambito algoritmo della piattaforma di social media, a cui molti attribuiscono il successo dell’app.

Chew ha invitato qualunque americano la cui vita e carriera è stata impattata da questa nuova legge ad esprimere le loro preoccupazioni e condividere la loro storia con gli operatori dell’app, ma l’iniziativa è stata supportata così tanto che l’azienda di TikTok non è stata capace di gestire il grande numero di comunicazioni e telefonate arrivate dagli utenti. Questo dovrebbe dare una idea su quante persone sono contro questa legge.

casa bianca-Aaron Kittredge-Pexels.com
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La domanda che ci poniamo è una, perché una voce alternativa a quella ufficiale è vista come pericolosa? Se la verità è una, perché ci dovrebbero essere versioni completamente diverse? La polarizzazione delle informazioni è sicuramente il lato negativo dei social, che creano una bolla dentro la quale non hai modo di uscire per confrontarti con altre fonti, soprattutto per via dell’algoritmo che ti ingloba ancora di più nella tua visione. Eppure, per arrivare ad un ban del genere, qualcosa di molto importante sembra non quadrare.